Il generale OSM fra Andrea da Faenza e la concessione a Filippo di Barone Cappelli
Sul padre generale Andrea da Faenza (o Andrea Manfredi) in carica dal 1374 al 1396 ha scritto il padre Gabriele Roschini nella Serie Cronologica ... (1952):
"Grande figura questo generale, eletto, come dicemmo, a Pistoia il giorno di Pentecoste del 1374 e stato generale per ben 22 anni.
Era di Faenza e quivi vestì l’abito dei Servi di Maria, sebbene studiasse poi sotto il celebre Niccolò veneto facilmente a Venezia; viene ricordato come priore di Faenza nel 1349, e viene spesso nominato tra i grandi predicatore dell’epoca p. e. a Venezia, dove conseguì, si dice, anche il magistero in S. Teologia.
Fu priore a Bologna [1358] e fu tra i predicatori della croce contro gli Ordelaffi di Forlì.
Nel 1363 è provinciale del Veneto e poi socio del generale.
Durante il suo generalato fu ambasciatore di Bologna al papa e riuscì ad ottenerne la riconciliazione con la città.
Visitava ogni anno i conventi e era assai zelante della buona osservanza religiosa; favorì molto il culto dei beati dell’Ordine, in modo particolare di San Filippo Benizi, ordinando che se ne raccogliessero tutte le memorie e si cercasse di procurarne la canonizzazione. Si dice pure che favorisse la propagazione dell’Ordine in Spagna. Fu anche un grande architetto e sono innumerevoli gli edifici che debbono a lui notevoli miglioramenti e non di rado la loro stessa prima origine.
Veramente con frase indovinata, si scrisse di lui, nel secolo XVIII: «Mores et muros ubique edificavit» (edificò costumi e muri, intraducibile il gioco di parole)”.
Il padre Andrea fu zelante anche nei riguardi della SS. Annunziata di Firenze. Nel 1379 decise di far costruire a sue spese un nuovo organo per la basilica, ideato dall’organista Francesco Landino detto «il Cieco degli organi», e realizzato da fra Domenico da Siena dei monaci basiliani. Fu finito nel 1384, anno in cui il padre Andrea diresse i lavori riguardanti l’ampliamento della chiesa con la creazione della crociera e della cappella di San Donnino dei Falconieri.
Un documento inedito, emanato dal padre generale Andrea nel capitolo di Pistoia del 1374, riguarda la concessione della partecipazione ai beni spirituali dell’Ordine a un fiorentino importante: Filippo di Barone Cappelli.
Si legge nella pergamena:
“Frater Andreas de Faventia fratrum Servorum Sancte Marie ordinis Sancti Augustini generalis prior licet indignus, dilecto et devotissimo viro Philippo olim Baronis Capelli de Florentia salutem in eo q. est omnium vera salus.
Omnium virtutum extitit fundamentum amor et benigna dilectio q. dispersa congregat et unita quadam mellifluo et suavi liquore intentionem conglutinat et anectit.
Idcirco de t. dilectione sincera et caritate q. erga ordinem nostrum geris hactenus et gessisti a nostris fratribus informati, volentes tibi quas possumus non quas tenemus gratiarum inpendere actiones ex debito caritatis. Omnium missarum, psalmodiorum, orationum itinerorum, ieiuniorum, vigiliarum, astinentiarum, obedentiarum ceterorumque bonorum q. Domino largiente in ordinem fiunt et fient in posterorum te velut nostri ordinis fratrem partecipem facimus et consortem. Concedentes insuper et volentes ut cum obitus tuus fiunt in nostro generali capitulo nuntiatur per te illud idem fiat offitium quod pro nostris defunctis fratribus in toto ordine fieri comuniter consuerunt.
Dat. Pistorii in nostro generali capitulo ibidem sub a. D. MCCCLXXIIII celebrato die XXV maii. Videmus et aprobamus”.
“Frate Andrea da Faenza dei frati dei Servi di Santa Maria, priore Generale dell’Ordine di Sant’Agostino, sebbene indegno, al diletto e devotissimo uomo Filippo del fu Barone Capelli di Firenze, salute in Colui che è la vera salvezza di tutti.
Il fondamento di tutte le virtù è l’amore e un affetto benigno che ciò che è disperso raccoglie e ciò che è unito attacca e lega con un liquore (una limpidezza) dolce e mite.
Perciò, istruiti dai nostri frati riguardo al sincero affetto e alla carità che dimostri e hai fino a ora dimostrato verso il nostro Ordine, volendo noi offrirti espressioni di gratitudine quali ci è possibile dare — non solo quelle di cui disponiamo — in adempimento del dovere della carità, ti rendiamo frate del nostro ordine partecipe e consorte di tutte le messe, salmi, preghiere, itinerari, digiuni, veglie, astinenze, obbedienze e delle altre buone opere che il Signore donatore generoso dà e darà all’Ordine per l’avvenire.
Concediamo inoltre e vogliamo che, quando avverrà la tua morte, nel nostro capitolo generale sia proclamato per te lo stesso ufficio che si usa comunemente fare per i nostri fratelli defunti in tutto l’Ordine.
Dato da Pistoia nel nostro capitolo generale qui celebrato sotto l’anno 1374 il 25 maggio. Noi vediamo e approviamo”.
Ma chi era Filippo di Barone Capelli o Cappelli, destinatario dei benefici spirituali dei Servi di Maria? Anche se non è documentato (almeno per ora) un legame diretto tra lui e i frati, certamente fu un donatore che favorì materialmente l’Ordine, come del resto riporta la concessione di fra Andrea.
Fiorentino ricchissimo e di rilievo, fu figlio di quel Barone di Barone mercante che ricoprì uffici pubblici nel comune cittadino dal 1327, morì nel 1348 e fu sepolto in Santa Maria Maggiore in una tomba con l’iscrizione: “Sep. nobilis ac prudentis viri Baronis Cappelli mercatoris de Florentia, qui obiit anno D.ni MCCCXXXXVIII die 19 iunii”.
Filippo sposò Filippa di Castello del Beccuto, e nel 1382 fu ambasciatore presso il re di Francia Carlo VI. Venne tanto apprezzato in quella corte che lo stesso re gli consentì di inserire nello stemma il suo scudo con i gigli di Francia.
Fu inoltre committente di un intero ciclo di affreschi che a Santa Maria Maggiore coprivano le parte del presbiterio prima della ristrutturazione del secolo XVII, riscoperti durante i lavori del 1885 (Erode ordina la strage degli innocenti di Iacopo di Cione Detto Orcagna o per altri di Spinello Aretino, v. il Catalogo generale dei Beni Culturali).
Anche una magnifica villa della famiglia costruita fuori Firenze a Sesto Fiorentino su terreno acquistato nel 1339 da Barone di Barone, appartenne ai Cappelli fino al 1656 quando venne venduta ai Capponi.
Chiamata fino a circa il 1860 con il nome di Villa di Colonnata oggi è detta Villa Gerini.
Paola Ircani Menichini, 31 luglio 2026. Tutti i diritti riservati.
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